Ultimo aggiornamento 01/01/2019

Ricercatori delle università di York e Salerno hanno stimato quanto la canapa legale abbia diminuito il fatturato al mercato illegale

Anche secondo i professori Carreri e Principe dell’Università di Salerno e Madio dell’Università di York, la cannabis legale danneggia la mafia. Un loro studio ha infatti stimato che dal Dicembre 2016 a Marzo 2018 le organizzazioni criminali hanno perso circa 200 milioni di euro.

La canapa dal principio attivo stupefacente nullo (THC<0,6%) non può quindi in alcun modo essere considerata una droga ma ha comunque un ottimo effetto rilassante (CBD a volte superiore al 20%). Per  questo è molto ricercata da chi è stressato ma non vuole rivolgersi agli spacciatori e avere effetti sgraditi.

È quindi inevitabile chiedersi quanto sia grande la quota di mercato che la legalizzazione (incompleta) ha strappato alla mafia. Episodi di cronaca come quello di Monterotondo, in cui un negozio di cannabis è stato incendiato da un pusher infastidito, dimostrano che è una domanda da porsi.

Tre ricercatori italiani hanno provato rispondere alla questione.

Quanto hanno perso i mafiosi?

Secondo quanto emerso dagli studi:

  • sono tra i 159 ed i 273 milioni di euro all’anno i ricavi perduti dalle organizzazioni criminali.
  • i sequestri di marijuana illegale diminuiscono dell’11-12% per ogni negozio di canapa legale presente sul territorio (cioè i clan fanno arrivare meno droga dall’estero)
  • la disponibilità di hashish è diminuita dell’8%

Quanto guadagna la mafia dalla vendita di sostanze stupefacenti?

In Italia, nazione caratterizzata da una forte presenza di criminalità organizzata, i proventi derivanti da marijuana ed hashish sono circa 3,5 miliardi di euro, mentre se si considerano tutte le sostanze vendute si arriva a 3,8 miliardi

Cos’altro hanno scoperto?

Inaspettatamente è emerso che la cannabis legale dagli effetti più leggeri è un “sostituto imperfetto” della cannabis illegale dai forti effetti stupefacenti. Sempre più persone quindi preferiscono rilassarsi anziché sballarsi. Questo, affermano i ricercatori:

“suggerirebbe alla politica una legalizzazione che da una parte dirotti i consumi illegali verso quelli legali, danneggiando il mercato nero, e dall’altra riduca le esternalità negative associate con l’uso e l’abuso di queste sostanze”.

 

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